Lungi dal prospettare un crollo verticale, i dati indicano una transizione verso una fase di "normalizzazione ordinaria", in cui i motori della crescita cambiano pelle e i livelli di produzione si stabilizzano su valori comunque molto più alti rispetto al periodo pre-pandemico.
Il 2026 si chiude in positivo: il valore della produzione supera i 320 miliardi
Nonostante un quadro geopolitico internazionale complesso e denso di incertezze — condizionato dalle tensioni in Medio Oriente, dal rischio di stagflazione e dal rincaro dei costi energetici e delle materie prime — il 2026 si conferma un anno di forte tenuta per l'edilizia italiana.
Secondo le stime del CRESME, l’anno in corso dovrebbe archiviare una crescita degli investimenti pari al 2% e un aumento del valore della produzione dell'1,9% (a prezzi costanti), superando la soglia dei 320,6 miliardi di euro. Una cifra imponente che dimostra come il mercato, pur avendo esaurito la spinta dei superincentivi, abbia strutturalmente allargato la propria base economica.
Dal privato al pubblico: cambia il motore del mercato
La fine della stagione del Superbonus ha inevitabilmente ridimensionato il comparto del recupero residenziale privato, che si avvia verso valori più fisiologici. Ciononostante, la riqualificazione edilizia rimane una colonna portante del settore, con un valore stimato di 85,5 miliardi di euro (inferiore ai picchi del 2022 ma superiore ai livelli storici tradizionali).
Il vero testimone della crescita passa ora alle opere pubbliche e alle infrastrutture. L'edilizia pubblica e le opere di genio civile (investimenti ferroviari, stradali, portuali e la coda dei cantieri PNRR) arriveranno a toccare complessivamente 93,3 miliardi di euro.
Questo spostamento dell'asse del mercato dal privato al pubblico impone una profonda trasformazione alle imprese e ai professionisti, ai quali viene richiesta una maggiore capacità di programmazione, gestione di appalti complessi e conformità a rigidi standard procedurali e tecnologici.
Le previsioni per il triennio 2027-2029: rallentamento ma nessuna crisi
Lo sguardo del CRESME verso il post-PNRR evidenzia un'inversione di tendenza a partire dal 2027. Le stime macroeconomiche prevedono una leggera flessione degli investimenti:
- 2027: -0,1% (o -0,2% secondo i modelli previsionali più prudenti)
- 2028: -1,3%
- 2029: un'ulteriore contrazione stimata attorno al -3,1%
Gli esperti sottolineano che non siamo di fronte a una crisi sistemica paragonabile a quella del 2008, bensì a una fase di assestamento. La reale entità di questo calo dipenderà dalla capacità del Paese di spendere i fondi residui e, soprattutto, di attivare i programmi di spesa dei Fondi Strutturali europei (dei 48 miliardi assegnati all'Italia, la spesa effettiva è ancora ridotta e richiede lo sblocco di almeno 28 miliardi di cofinanziamento nazionale).
Inoltre, pesa l'incognita del rincaro dei materiali, che rischia di rendere insufficienti le attuali coperture finanziarie destinate alle grandi opere strategiche del Paese (pari oggi al 67% dei 520 miliardi necessari).
I nuovi driver del futuro: successioni immobiliari e digitalizzazione
Il rapporto CRESME fa luce su due dinamiche strutturali che ridisegneranno il mercato nei prossimi anni:
- Il boom delle case in eredità: A causa del progressivo invecchiamento demografico, oltre un terzo del mercato immobiliare attuale (circa il 36-38%) è alimentato dalle successioni. Si stima che da qui al 2050 saranno circa 9,5 milioni le abitazioni trasferite per via ereditaria. Poiché gran parte di questo stock è composto da edifici vetusti e con scarse prestazioni energetiche, le successioni diventeranno un formidabile stimolo "naturale" per il mercato della riqualificazione, dell'efficientamento e delle regolarizzazioni edilizie, indipendentemente dai bonus statali.
- Innovazione tecnologica e gestione integrata: La competitività del settore si giocherà sull'adozione dell'Intelligenza Artificiale, della digitalizzazione (BIM), delle costruzioni off-site (prefabbricazione) e della sostenibilità. I grandi interventi saranno sempre più valutati tramite modelli probabilistici basati su dati reali per stimare tempi, costi e rischi gestionali, riducendo le discontinuità e integrando l'intera filiera.
Il mercato delle costruzioni in Italia sta entrando a tutti gli effetti nella sua "Fase 2". Esaurita l'era della finanza d'emergenza e dei superincentivi a pioggia, la crescita futura non sarà più legata a misure straordinarie ma alla capacità strutturale del sistema-Paese di innovare, digitalizzare e spendere con efficienza le risorse ordinarie e straordinarie a disposizione.





