Una vera e propria rivoluzione normativa si attesta all’orizzonte della committenza pubblica europea. L’Unione Europea si appresta a superare la logica delle direttive per virare verso un Regolamento unico direttamente applicabile, destinato a riscrivere in modo omogeneo le regole sugli affidamenti sopra soglia in tutti gli Stati membri.
La bozza informale del testo — la cui presentazione ufficiale è calendarizzata per il 9 settembre 2026 — tratteggia una svolta strategica: unificare la disciplina di contratti ordinari, settori speciali e concessioni per accelerare sulla digitalizzazione, rafforzare l'autonomia strategica dell'UE e tutelare la sicurezza delle filiere produttive.
Dall'era delle Direttive al Regolamento vincolante
Se l’impianto finale rispetterà le premesse della bozza, l'UE abrogherà contestualmente le tre storiche direttive del 2014 (2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE).
La conseguenza principale sarà il passaggio a uno strumento di diretta applicabilità: a differenza della direttiva (che richiede una legge di recepimento in ciascuno Stato), il nuovo Regolamento diventerà legge immediatamente operante negli ordinamenti nazionali. Per l’Italia, questo scenario imporrà una profonda riorganizzazione del Codice dei Contratti Pubblici per tutte le gare sopra la soglia comunitaria, lasciando spazio alla legislazione nazionale quasi esclusivamente per i contratti sotto soglia, per l'organizzazione amministrativa e per i controlli finanziari.
Procedure flessibili, programmazione e acquisti d'innovazione
Il nuovo testo ridefinisce le modalità d'ingaggio tra stazione appaltante e mercato:
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Procedura aperta con negoziazione: Diventa lo schema standard di gara. Permette alle amministrazioni di dialogare ed interloquire formalmente con i concorrenti in più fasi, riducendo progressivamente i partecipanti per affinare le offerte nel rispetto del principio di trasparenza.
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Needs Plan (Pianificazione dei Fabbisogni): All'apertura dell'esercizio di bilancio, ogni stazione appaltante dovrà pubblicare la programmazione preventiva delle proprie esigenze d'acquisto per dare leggibilità al mercato e permettere la pianificazione alle imprese.
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Procurement algoritmico per acquisti ricorrenti: Per beni e servizi standardizzati già presenti sul mercato, l'assegnazione potrà basarsi su una procedura dinamica semplificata supportata da sistemi di sorteggio elettronico mediante algoritmo casuale non discriminatorio.
Criteri d'aggiudicazione: la qualità al centro (con peso minimo al 30%)
Addio alla corsa al ribasso. Il criterio prioritario diventerà la valutazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa basata sul rapporto qualità/prezzo.
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La quota qualità dovrà valere almeno il 30% del punteggio complessivo, salendo a un peso minimo del 50% nei contratti ad alta intensità di mano d'opera.
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L'aggiudicazione al solo prezzo o costo sarà ammessa esclusivamente se la PA dimostra che gli standard qualitativi sono già pienamente garantiti dalle specifiche tecniche.
Digitalizzazione ed edilizia: la soglia BIM a 25 milioni di euro
Sul fronte delle opere pubbliche, la bozza UE inserisce l'obbligo di applicare il BIM (Building Information Modelling) negli appalti di lavori con stima pari o superiore a 25 milioni di euro.
Il nodo con la normativa italiana:
In Italia la digitalizzazione dei progetti è già ampiamente avviata con soglie significativamente più severe (obbligo sui nuovi interventi e ristrutturazioni sopra i 2 milioni di euro dal 2025). Il legislatore italiano dovrà dunque chiarire come coordinare l'obbligo europeo d'impianto "macro" con i vincoli più stringenti già operativi a livello nazionale.
Protezione delle filiere, clausola di preferenza UE e subappalto
L'instabilità geopolitica si riflette chiaramente nelle nuove regole:
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Sicurezza e Resilienza: Indipendentemente dal valore economico dell'appalto, la PA dovrà integrare requisiti di protezione delle infrastrutture critiche, della riservatezza dei dati e della sicurezza cibernetica per sventare rischi di sabotaggio o ingerenze estere.
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Preferenza per le imprese europee: Nelle gare d'interesse strategico o per beni non coperti da accordi internazionali di reciprocità, le stazioni appaltanti potranno inserire quote riserva per prodotti/servizi UE o accordare premialità di punteggio alle filiere comunitarie.
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Subappalto regolamentato: Resta vietata qualsiasi forma di subappalto integrale. L'appaltatore principale dovrà garantire l'esecuzione diretta delle lavorazioni ritenute critiche e risponderà interamente della prestazione.
Flessibilità contrattuale: varianti, anticipi e tutela PMI
Per rendere il mercato degli appalti più inclusivo per le PMI e resistente alle oscillazioni economiche, la bozza introduce:
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Anticipazione del 30%: Riconosciuta obbligatoriamente per gli affidamenti a elevato tasso d'innovazione, a garanzia della liquidità dei progetti strategici.
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Revisione prezzi obbligatoria: Previsti meccanismi automatici di adeguamento legati all'inflazione e ai costi delle materie prime fin dalla fase di redazione del bando.
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Varianti e soglia del 50%: Le modifiche contrattuali in corso d'opera che superano il 50% del valore iniziale non saranno vietate a priori, ma dovranno essere necessariamente precedute da un avviso pubblico motivato.
Tempi e operatività: un periodo transitorio di due anni
Dalla pubblicazione formale della proposta (attesa a settembre 2026) prenderà il via il lungo iter negoziale con il Parlamento Europeo e il Consiglio. Una volta approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale UE, il Regolamento entrerà formalmente in vigore dopo 20 giorni, ma la sua effettiva applicazione scatterà dopo 24 mesi.
Questo lasso di tempo servirà a Stati e stazioni appaltanti per implementare le nuove piattaforme digitali nazionali (spazi dati interoperabili) ed evolvere le proprie prassi amministrative verso il principio dell'Once Only (richiesta unica dei documenti all'impresa).



