A luglio 2026 la produzione nelle costruzioni è diminuita dell’1,4% rispetto a giugno, secondo i dati diffusi dall’ISTAT il 18 settembre. È la seconda flessione mensile consecutiva. Anche il confronto tra periodi più ampi indica una frenata: nella media maggio–luglio, la produzione è scesa dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti.
Il segnale si ritrova nel confronto annuale. A luglio sia l’indice grezzo sia quello corretto per gli effetti di calendario segnano −1,2% rispetto a luglio 2025. Il bilancio dei primi sette mesi del 2026 resta tuttavia positivo: +2,0% per l’indice grezzo e +1,3% per quello corretto per gli effetti di calendario. Le due letture rispondono a domande diverse: il dato mensile descrive il ritmo recente dell’attività, quello cumulato misura quanto prodotto dall’inizio dell’anno.
Per imprese e fornitori, il dato suggerisce di osservare con attenzione l’evoluzione dei cantieri nel secondo semestre. Una contrazione della produzione può incidere sulla programmazione di squadre, forniture e mezzi; il solo indice aggregato, però, non consente di attribuire il rallentamento a una specifica tipologia di lavoro o a una singola causa. Sarebbe quindi improprio leggerlo, da solo, come prova di un calo uniforme in tutti i segmenti dell’edilizia.
La prossima rilevazione ISTAT, prevista per il 20 ottobre 2026, aiuterà a capire se la flessione di luglio rappresenti una pausa temporanea o l’avvio di una fase più debole. Nel frattempo, il dato da tenere insieme è duplice: attività in diminuzione negli ultimi mesi osservati e produzione complessiva dei primi sette mesi ancora superiore a quella dello stesso periodo dell’anno precedente.




