Piano Casa: i tre pilastri su cui poggia

Strategie, risorse ed edilizia convenzionata per rilanciare il patrimonio abitativo italiano.
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L'emergenza abitativa in Italia richiede una svolta strutturale che superi le risposte contingenti. Con l'entrata in vigore del DL 66/2026 (Piano Casa 2026), il Governo definisce un piano decennale mirato a sbloccare circa 100 mila alloggi, articolato su tre direttrici strategiche per affiancare rigenerazione urbana, finanza pubblica e capitale privato.

  1. Riqualificazione e recupero del patrimonio pubblico (ERP)

Il primo pilastro punta a valorizzare e ripristinare il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica esistente. L'obiettivo primario è rendere nuovamente agibili 60 mila alloggi popolari oggi sfitti o inutilizzabili per carenze manutentive.

  • Governance commissariale: Un Commissario straordinario gestirà il piano d'azione con procedure e tempistiche accelerate.
  • Risorse dedicate: Un investimento complessivo di 970 milioni di euro (veicolato tramite Invitalia S.p.A.) sosterrà gli interventi, promuovendo partnership pubblico-private.
  • Nuove opportunità d'acquisto: Vengono introdotte opzioni di riscatto agevolato per gli attuali assegnatari e formule di locazione a lungo termine con riscatto progressivo, senza consumo di nuovo suolo.
  1. Accentramento delle risorse nel "Fondo Housing Coesione"

Per superare la frammentazione dei finanziamenti sul territorio, il secondo pilastro riorganizza le risorse pubbliche destinate all'housing sociale e all'emergenza abitativa.

  • Regia finanziaria unica: Viene istituito il Fondo Housing Coesione, gestito da Invimit SGR, capace di convogliare oltre 10 miliardi di euro provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) e dai programmi europei.
  • Comparti territoriali: Il fondo si articola in sezioni regionali dedicate per garantire che i capitali siano impiegati tenendo conto delle specifiche esigenze locali.
  1. Attrazione dei capitali privati ed edilizia convenzionata

Il terzo pilastro crea le condizioni normativo-operative per stimolare gli investimenti privati nella costruzione e nella gestione di immobili a prezzi calmierati.

  • Vincoli per i privati: Per accedere alle semplificazioni burocratiche, i promotori privati devono destinare almeno il 70% degli alloggi all'edilizia convenzionata.
  • Canoni trasparenti: I prezzi di affitto o vendita degli alloggi convenzionati dovranno garantire uno sconto di almeno il 33% rispetto ai valori di mercato OMI, mantenendo un vincolo di destinazione trentennale.
  • Grandi investimenti: Per i progetti ad alto impatto (superiori a 1 miliardo di euro) è prevista la figura di un Commissario straordinario per il rilascio di un'autorizzazione unica in tempi rapidi.

Misure complementari e destinatari

Il provvedimento amplia la platea dei destinatari prioritari — includendo giovani, studenti fuori sede, lavoratori in mobilità ed esperienze di senior cohousing o coabitazione intergenerazionale. A tutela della sostenibilità gestionale, viene inoltre istituito un Fondo di garanzia per la morosità incolpevole, volto a mitigare il rischio locativo negli alloggi pubblici e convenzionati.

Il DPCM di nomina attribuisce al Commissario straordinario - operativo con sede presso il MIT - poteri di ordinanza in deroga a qualsiasi disposizione di legge, salvo quella penale, il codice antimafia, il Codice dei beni culturali e i vincoli UE. Le ordinanze sono immediatamente efficaci e pubblicate in G.U.

Entro 30 giorni dalla nomina, il Commissario avvia la ricognizione degli immobili pubblici non redditizi e non in uso da destinare all'edilizia sociale, definendo l'elenco degli immobili disponibili e schemi-tipo di convenzione con diritti di superficie o altri diritti reali di godimento di durata non inferiore a 25 anni.

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